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Gandon Amplificatori

Prima di tutto la passione

In qualità di progettisti e realizzatori per passione e cura artigiana, non possiamo collocare la nostra posizione nei modelli di business dei quali fanno parte altri produttori. La nostra passione per l'elettronica applicata all'audio ci porta continuamente a realizzare prototipi oppure a fare interventi con la cura maniacale che non potrebbe esservi in realtà differenti. Costruire un ampli non è facile, a meno che non lo si copi, come avviene spesso, da un altro progetto. Chi è esperto di costruzione di ampli sa bene quanto studio serva per arrivare a conoscere tutti i circuiti base ed averne la piena padronanza. In molti costruttori rimane il desiderio ossessivo di realizzare l'ampli migliore della storia e di vederlo venduto in tutto il mondo. Tuttavia, un ampli costruito oggi giorno, per quanto perfetto possa essere, sarà difficile che abbia un'esplosione commerciale da milioni di pezzi come avvenne per i marchi storici. Si ricorre quindi a disparate mosse commerciali per far conoscere e spingere il prodotto, per abbassare il costo di produzione e di vendita, ecc.

Queste strade noi non le percorriamo perchè non portano ad altro se non all'allontanamento dallo scopo principale che è quello di realizzare un buon prodotto, affidabile, versatile e robusto. Questa è la nostra passione, il nostro tempo libero, e come tale vogliamo che la parole d'ordine siano "passione e cura".


Abbiamo fatto tanti sacrifici per poter arrivare ad avere le conoscenze di cui siamo in possesso e che continuano a crescere. Certo, non si può mai dire di essere arrivati o di essere i migliori: come nel caso di voi musicisti che state leggendo, si cresce e si impara sempre. Insieme al percorso di studi ingegneristico, abbiamo passato notti in laboratorio a provare, riprovare ed annotare, giornate e serate in sala prove con i musicisti a sentire il nostro lavoro di mesi demolito in due minuti. Ci siamo poi ritrovati ad affinare il progetto al punto di vedere l'ok alla prima nota con ancora il saldatore in mano pronto ad intervenire per modificare ancora qualcosa. Questo lavoro, come tutti, richiede passione, costanza, coerenza, abnegazione, dedizione religiosa, e questo è tempo che nessuno paga.

Ci siamo studiati le centinaia di circuiterie di ampli, ne abbiamo riparati almeno un migliaio, cercando di capire i difetti ed i pregi comuni, abbiamo studiato il Radiotron tube manual handbook, i libri di Merlin Blencowe, ed abbiamo provato tantissimi circuiti tra quelli letti e quelli trovati in rete o negli schemi di ampli. E questo è solo l'inizio, perchè poi vengono i trucchi, che sulla carta o sul simulatore circuitale non hanno nessun senso. Il nostro primo ampli realizzato (dopo 15 anni di studi e prove) era un due canali che volevamo fosse molto dinamico, quasi a catena aperta (torneremo dopo su questo argomento). Terminato il cablaggio, all'accensione persisteva una ronza - che molti ampli hanno - che proprio non ci convinceva. Solo dopo mesi avremmo capito che il "trucco" stava proprio nel cablaggio, cosa che sulla carta non era possibile minimamente prevedere. Chi ci aiutò a risolvere il problema furono degli appunti sulla compatibilità elettromagnetica (anche se quella non centrava nulla) presi in Università parecchi anni prima. Questo problema molti costruttori lo risolvono semplicemente limitanto la banda, pena un abbassamento drastico della dinamica.

Potremmo portare tanti altri esempi, come la rimozione totale del fastidioso bump nel cambio canale, oppure la progettazione di un send/return serie-parallelo miscelabile con fase di rotorno regolabile da 0 a 180 gradi, bufferizzata e con livelli di send e return regolabili, interamente valvolare. La strada è lunga e costosa, se si vuole arrivare a circuiterie proprietarie ottime. Non è detto che siano le migliori o le peggiori, sono semplicemente diverse e ben funzionanti. E' velleitario credere di poter realizzare l'ampli migliore, altrimenti esisterebbe un ampli solo, una chitarra sola, un genere musicale solo e un chitarrista solo.

Certo è che se si vogliono ottenere buoni risultati occorre impiegare tempo ed energie, ed è anche per questo ad esempio che noi abbiamo scelto di non inserirci in tutti i social network, perchè questa operazione avrebbe richiesto troppo tempo, altrimenti utilizzato per le nostre ricerche che invece vogliamo condividere con voi. Documentiamo ogni fase di realizzazione di un progetto: dalla progettazione (anche del trasformatore finale), alla realizzazione dello chassis, al cablaggio, alla realizzazione del case con tolexatura. Poi avviene la fase di sperimentazione con il chitarrista per raggiungere il suono desiderato. E' da tenere in conto che questi passaggi durano mesi, non ci si può esimere. Ma la pazienza paga, Sempre.
Liberamente, noi di Gandon Lab la vediamo così.

 

 

I punti di forza degli amplificatori Gandon Lab

L'estrema cura nel calcolo dei punti di lavoro, nella disposizione dei componenti, della dislocazione delle valvole e dei trasformatori, consentono di realizzare amplificatori unici (a detta dei musicisti che li utilizzano). Certamente, sono amplificatori che devono essere capiti e studiati. Occorre infatti imparare a domarli, poichè non contiengono reti di smorzamento e neppure sono dotati di una controreazione esagerata.

Ricordiamo, infatti, che molti amplificatori "commerciali", di vecchia e di nuova produzione, sono dotati di circuiti passivi (filtri) preposti a smorzare le oscillazioni in alta frequenza e soprattutto sono dotati di una controreazione (feedback) molto forte, al fine di garantirne la stabilità e scongiurare le autooscillazioni. TUTTO QUESTO HA UN EFFETTO TRAGICO: L'AMPLIFICATORE PERDE DINAMICA E "COLORE". Si appiattisce la risposta in frequenza, le frequenze si confondono, le armoniche vengono drasticamente soppresse e la sensazione della dinamica, sia sul volume pulito, sia sul passaggio naturale dal pulito al crunch solo agendo sul volume della chitarra e con la pressione del dito sulla corda, si minimizza.

Un'altra caratteristica degli amplificatori Gandon Lab è quella di non avere una limitazione sul guadagno di interstadio. Di solito questa si rende necessaria per limitare il ronzio di massa a 50 Hz. Molti amplificatori hanno un trimmer da qualche centinaio di Ohm il cui centrale è collegato alla massa, mentre gli estremi sono collegati alla tensione 6,3V di filamento, ma spesso una tale soluzione non basta a limitare il rumore. Per risolvere il problema si mettono in pratica quindi soluzioni "tappabuchi", dove si limita il guadagno oppure si rientra in una griglia con il segnale rumore in controfase in modo da annullare il segnale che ne deriva dalla somma algebrica. Queste però sono soluzioni "di cortesia". La vera soluzione è non provocare il fenomeno. Dopo anni di studi, come tanti bravi costruttori di Boutique, siamo giunti alla configurazione geometrica e circuitale che permette di NON LIMITARE L'AMPLIFICATORE. Il rumore è quindi naturale e minimo, esclusivamente dovuto alle collisioni tra gli elettroni in movimento ed in temperatura (rumore granulare o Johnson). 

Anche il classico BUMP che si verifica nel cambio canale è assolutamente eliminato grazie ad una tecnica robustissima ed affidabilissima, BREVETTATA DA GANDON LAB ed impiegata in tutti gli amplificatori che costruisce.

Potremmo aprire una discussione vastissima sul trasformatore di uscita, ma per motivi di brevità la rimanderemo ad uno specifico articolo nel nostro Blog, in quanto il trasformatore di uscita è un componente fondamentale per la risposta in frequenza dell'amplificatore e per la genesi di armoniche. E' un componente di fondamentale importanza. Qui ci limitiamo ad informare il lettore che il trasformatore di uscita (come pure quello di alimentazione) è progettato da Gandon Lab (seguendo le linee guida indicate dal Ravalico e dal Radiotron) e realizzato da professionisti seguendo le specifiche in modo maniacale. Una volta pronti, vengono testati da Gandon Lab per verificarne la risposta in frequenza e le caratteristiche elettriche principali.